Se domenica 23 novembre sei stato a casa a guardare il derby o a sonnecchiare sul divano con la copertina sino al mento, hai fatto un grande errore!
Nico Acampora ci ha travolto: con la sua forza e le sue parole semplici. Anche la persona più fredda ed indifferente è uscita dal Teatro Moretti arricchita e, diciamocelo, anche con un certo senso di colpa al pensiero: «Ma io cosa faccio per rendere questo Mondo migliore?»
Quando a fine serata Nico (ci prendiamo la libertà di chiamarlo così) ha chiesto «Altre domande?» nonostante sapesse che la serata per lui fosse ancora lunga, con davanti il firma copie e un viaggio di più di due ore e mezza per tornare a casa, dal fondo platea è arrivato un GRAZIE, che ha dato voce al pensiero e ai cuori di tutti i presenti in sala.
Non è facile riuscire a descrivere l’evento di Nico perché è stato TANTO, ci sarebbe bisogno di organizzare incontri in cui poter sviscerare tutte le sue affermazioni e approfondire tutti i temi trattati, sebbene abbia usato delle parole di una semplicità imbarazzante ma al contempo complesse e piene di significato.
Quindi da dove partire? Forse dal fatto che sino all’ultimo abbiamo temuto di non vederlo sul Palco del Moretti?
Abbiamo pensato di invitarlo ad una delle serate del Grow Festival, in quanto autore del libro Vietato calpestare i sogni e per il suo progetto PizzAut
Quando Nico, a fine estate, ha risposto in modo entusiasta all’invito di partecipare, per parlarci di cosa è per lui la gentilezza:
non sapeva che il mattino successivo avrebbe avuto un incontro con la Ferrero, sì proprio la Ferrero della Nutella e dei Kinder, che chiunque di noi ha mangiato almeno una volta nella vita.
Per parlare di cosa? Di come il Gruppo Ferrero, che fattura più di 18 miliardi di euro all’anno, potrebbe prendere spunto dalla realtà di PizzAut e inserire nel suo organico ragazzi autistici.
Che sfortuna, due incontri un giorno dietro l’altro, starete pensando.
In realtà, se apriamo la sua agenda su martedì 25 novembre, tra gli altri mille impegni, possiamo leggere “incontro con il Senato”, sì proprio quel Senato, ramo del Parlamento che decide le leggi.
Per parlare di cosa?
Una nuova proposta di legge che preveda, per i ragazzi che percepiscono una pensione per la loro disabilità, di non perderla in caso di regolare assunzione, ma solo di averla sospesa, affinché abbiano sempre una entrata economica per far fronte alle proprie necessità in caso il lavoro venga meno, per qualsivoglia motivo.
L’incontro con Nico è avvenuto tra piatti e tavoli, infatti siamo andati a prenderlo al ristorante perché sì, lui lavora in pizzeria, sebbene per sua stessa ammissione quando ha iniziato non sapeva neppure farla la pizza.
Forbes lo ha inserito tra i 25 chef più importanti d’Italia, iconica l’affermazione di Cracco durante la premiazione «Noi sappiamo solo cucinare, tu stai cambiando il Mondo».
Quando ci vede ci sorride, si toglie il grembiule dopo aver servito con il suo staff 400 coperti, saluta i suoi ragazzi, sale in macchina e il suo cellulare inizia a squillare.
Non lo chiama la zia Maria per chiedergli come sta e per raccomandarsi di mettere sempre il cappello e la sciarpa, perché il primo freddo è quello che ti frega! Ma è il signor Barilla, sì il papà del Mulino Bianco, che gli propone un progetto da fare insieme.
Oppure sono gli organizzatori di Milano Cortina 2026 che gli comunicano che è stato scelto come tedoforo per il viaggio della fiamma olimpica.
Nonostante le mille telefonate e gli ancora più numerosi impegni, ciò che sorprende di Nico è che riesce a stare con i piedi ben piantati nella realtà, non cede alle lusinghe che gli arrivano quotidianamente sotto forma di davvero molti soldi, perché lui non si vuole arricchire, ma vuole che il suo progetto si diffonda.
Non si fa neppure tirare per la giacchetta, in questo periodo storico in cui tutti sono così bravi a saltare sul carro dei vincitori per essere illuminati dai riflettori.
In questa operazione titanica, gli è certamente d’aiuto la moglie Stefania, che ogni giorno gli ricorda che i sacrifici che stanno facendo, hanno come unica finalità il progetto, quindi i ragazzi autistici, e non il diventare ricchi.
Nico è quello che prima di salire sul palco, non ti chiede se ha la cravatta dritta ma si mette il grembiule di PizzAut sopra la camicia bianca con il logo scritto in rosso sulla schiena. Perché lui non porta sé stesso sul palco, ma il suo progetto. È quello che deve essere diffuso, così che altri mille ne possano nascere.
Anche se in realtà sul palco del Moretti c’è stato davvero poco, perché è subito sceso tra il pubblico, per togliere, qualora fosse stato necessario, qualsiasi distanza tra un uomo estremamente normale che sta cambiando il Mondo e noi.
Ma come sta cambiando il Mondo? Con una idea che gli è venuta nel cuore della notte: realizzare una pizzeria in cui far lavorare ragazzi autistici.
Alla neuropsichiatra che gli ha detto che non sarebbe riuscito a realizzare quello che all’epoca era solo un sogno perché era impossibile, oggi può rispondere «E’ vero, non sono riuscito a creare una pizzeria… ne ho aperte due».
Ci tiene a precisare al pubblico che, la sua, non è una Cooperativa, ma una S.r.l. con 46 ragazzi (41 autistici e 5 neurotipici, detti “la minoranza etnica”) assunti regolarmente con contratto a tempo pieno e indeterminato, con tredicesima e quattordicesima previste per legge. Qua esce il sindacalista che è in lui.
Si sofferma sul farci riflettere che in questo modo, i suoi ragazzi sono passati dall’essere un costo sociale a contribuenti: un piccolo passo per un imprenditore, un gigantesco passo per la società (a voler parafrasare chi con i suoi sogni è andato sulla luna).
Per capire la portata del suo progetto è sufficiente ricordare che Sergio Mattarella, il nostro Presidente della Repubblica, lo ha citato nel discorso di fine anno il 31 dicembre 2024:
Nico è riuscito anche a far indossare a Papa Francesco il suo grembiule:
Ma è stato anche sincero, quando ci ha evidenziato che la realtà non è tutta rosa e fiori.
Nico ha avuto due infarti, spesso torna a casa solo per dormire considerando che una sua giornata tipo prevede 18 ore di lavoro, e la figlia Giulia lo rimprovera di sentirsi trascurata così come il fratello Leo, la cui diagnosi ha dato il là al progetto, dopo aver scoperto che 1 bambino su 77 nasce autistico.
Nulla si ottiene senza sacrificio! E le prime soddisfazioni si raccolgono dopo un lungo periodo di fatica e rinunce.
Ce lo dice con il sorriso, ma lo evidenzia con la massima trasparenza e forza quando sprona una signora del pubblico che gli confida di avere un sogno simile nel cuore ma di non avere i fondi per iniziare.
Nico non è un uomo che si ferma davanti ad un ma….se ci è riuscito lui, ce la possono fare tutti.
Quante cose avremmo ancora da dire!
Chiudiamo ricordando quello che per noi è stato il momento più emozionante dell’incontro.
Purtroppo capita in diverse scuole che ai bambini con disabilità, venga assegnato un orario diverso.
Cosa possono fare i genitori dei bambini neurotipici? Ce lo ha detto lui:
Alla fine, andando a braccio, non ha parlato del suo libro (che può essere preso in prestito presso la Biblioteca Comunale S. Accame).
A noi è bastato guardare il prologo per capire che va assolutamente letto:
«Acampora, se lei pensa di riuscirci, è più handicappato dei suoi ragazzi»
«Lei è un razzista perché fa lavorare solo ragazzi autistici»
«Acampora, lei è il solito padre frustrato che non si arrende alla disabilità di suo figlio e si inventa progetti irrealizzabili che danno finte speranze alle altre famiglie»
